I princìpi basilari del sufismo:
come applicarli nella vita di tutti i giorni

La visione sufi della realtà

deriva dal Corano, ma anche dalle esperienze mistiche di generazioni e generazioni di maestri sufi. “Non vi è Dio all’infuori di Dio”, affermano nella Shahada o ‘testimo-nianza di fede’. Distinguono fra reale e irreale, assoluto e relativo, e per questo motivo amano citare il detto del Profeta: “O Dio, mostraci le cose come sono realmente”. Gli uomini infatti vedono in genere le cose in modo distorto, poiché con la mente, piena d’opinioni e congetture, creano filtri che deformano la realtà. Ciò che permette all’uomo di vedere davvero è invece il cuore. I sufi chiedono pertanto a Dio di aprire il loro cuore, perché solo da esso sorgerà il discernimento che produrrà azioni giuste.

Il processo di risveglio 

Il discernimento è il risultato d’un processo graduale, che implica la conoscenza della natura degli esseri umani e del modo in cui Dio interagisce con la loro condizione. Gli uomini possono conseguire la bontà e tendere verso la perfezione, purché facciano costantemente riferimento da un lato a Dio, dall’altro ai modelli d’elevazione rappresentati dai maestri (sheikh). Manifestazione concreta della possibilità per l’uomo di realizzare l’immagine divina innata nella sua anima, il maestro testimonia con la sua stessa presenza che gli esseri  umani possono raggiungere analoghi traguardi. Anche Gesù diceva ai suoi discepoli: “Voi farete cose più grandi di me”. Così come Gesù è il maestro per i cristiani, Muhammad lo è per gli islamici.

L’amore e i suoi effetti  

I sufi sostengono che Dio, essendo amore, diede origine all’universo e creò le nostre anime per amore. Ed è proprio l’amore per le creature ad avvicinare l’uomo, ogni giorno di più, al suo Creatore. Amare Dio implica non solo la sincera devozione e il costante ricordo della sua esistenza, ma anche il praticare il bene nel suo nome. L’azione è infatti molto importante per i sufi, perché l’amore è una questione sia di parole sia di atteggiamenti e fatti concreti. Occorre inoltre  coltivare  la gratitudine per ogni cosa che riceviamo. In questo modo, l’uomo si trasforma con il tempo in un essere divino. Più grande e trascendente è l’amore provato, più si annulla la distanza fra Dio e l’uomo e s’intensifica la partecipazione umana all’energia divina.

sufi

Il valore dell’armonia e della bellezza

 I sufi esprimono la bellezza e la misericordia di Dio anche attraverso l’espressione artistica e la ricerca scientifica. Basti pensare ai versi di tanti loro poeti mistici (in primo luogo Rumi oppure Attar, Hafez, Jami, Omar, Saadi e Sanai), alla potenza evocativa del flauto dei dervisci e alle straordinarie sonorità delle antiche musiche persiane; senza per altro dimenticare che anche l’architettura, la matematica, l’astronomia, la medicina e le arti figurative sufi sono volte a rappresentare la magnificenza dell’amore divino.

L’unica realtà è la realtà divina 

Rumi cita spesso il detto coranico “Ogni cosa perisce eccetto il Suo volto” (Corano, 28,88), a indicare che la realtà di Dio è tale che nulla può reggere al suo confronto. L’uomo può conoscerla tramite il Maestro, che gli indicherà la via e gli permetterà di comprendere le rivelazioni contenute nel libro dell’universo o libro di Dio.

Il mondo come gioco e rappresentazione

Il mondo e i fenomeni in esso contenuti sono contemporaneamente manifestazioni di Dio e altro da Dio, e quindi sono allo stesso tempo reali e non reali. Il mondo esterno è insieme una realtà e una rappresentazione della realtà che vela l’essenza delle cose (ciò che nei Veda viene definito velo di Maya, o illusione). Distinguere fra realtà e apparenza è il compito che ogni ricercatore spirituale si prefigge; e attraverso tale discriminazione si realizza il sentiero, il percorso di ritorno a Dio, che per questo motivo è definito essere “sottile come la lama d’un rasoio”.

Coincidenze e sincronicità

I sufi insegnano come distinguere i ‘segni’ dai ‘veli’. Attraverso i segni, spiegano, Dio ci parla. Il suo linguaggio pervade tutto ciò che ci accade: ogni evento ha un significato e uno scopo che vanno al di là della contingenza. In particolare, coincidenze e sincronicità permettono all’uomo, se sa ascoltare, di comprendere cosa Dio o l’universo gli stiano comunicando. In questo modo impara a  riconoscere i veli che cau-sano le  illusioni. L’universo dialoga con l’uomo aiutandolo nel suo lavoro di svelamento, che produce consapevolezza e nello stesso tempo ne è l’effetto. Difatti, prestando attenzione mediante l’ascolto interiore, l’uomo può evitare l’illusione. Oppure, anche quando vi cade, può immediatamente sottrarvisi perché rafforzato dallo svelamento che quella prova ha prodotto. Dopo un naufragio, infatti, la vista è più chiara, il cielo più terso.

Il Maestro, Amico del cuore  

Tutti coloro che hanno raggiunto le dimensioni celesti si sono avvalsi di guide, ad esempio Dante con Virgilio e Beatrice e Platone con Socrate, ma anche Milarepa con Marpa, o Rumi con Shams-i Tabriz. Occorre quindi cercare l’inviato di Dio: se nel profondo del nostro cuore aspiriamo a tale incontro, il Maestro ci si presenterà. I sufi tuttavia affermano che non si tratta di seguire le orme del maestro, ma di mettere in pratica i suoi suggerimenti, grazie a cui acquisiremo un metodo evolutivo.  L’allievo deve cioè percorrere il proprio sentiero, procedendo nella direzione indicata dal maestro, che porta a realizzare e sviluppare un dialogo diretto e individuale con Dio. 

Cantare i nomi di Dio

I sufi considerano i nomi di Dio una vera e propria manifestazione divina sul piano fisico: essi contengono infatti elevate vibrazioni spirituali, in grado di modificare gradualmente il livello vibrazionale dei pensieri e dei corpi - fisico e sottili - di chi li reciti. Scrive Rumi a questo proposito: “Tu sei il tuo pensiero, fratello, tutto il resto è solo ossa e fibra. Se pensi alle rose, sei un giardino di rose, ma se pensi alle spine sei materia per la fornace”. Per questo motivo i sufi affermano che ripetere i nomi di Dio, in particolare il suono HU, rende simili a Lui.

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